Attenti all'uccello padulo

Nel manicomio criminale di Aversa continua la catena di disperazione che ha portato a cinque suicidi negli ultimi diciotto mesi. Le condizioni dei reclusi sono aberranti, come riconosce lo stesso direttore della struttura normanna. L’ultimo a togliersi la vita è stato un uomo di 34 anni, originario della provincia di Salerno, internato da un anno con la solita accusa che porta lì questi “pazzi”: oltraggio e resistenza a pubblico ufficiale. Il vecchio proverbio “scherza coi fanti, ma lascia stare i santi” parrebbe essersi rovesciato, visto che ormai tutti, dai rossi radicali agli atei come Odifreddi, sbeffeggiano la religione a man salva, mentre chi offende la fanteria poliziesca finisce in carcere o in manicomio. Ma il sospetto è che non sia così, che come al solito a finire in catene siano pochi sfigati che non hanno isoldi per pagarsi un buon avvocato e non hanno protezioni, sindacali, corporative o d’altro genere.

Il caso di Aversa, però, ravviva le polemiche sulla legge Basaglia. Una legge molto discussa che, di fatto, ha abolito i manicomi in Italia. E qui, se da un lato non si può ignorare il calvario di chi è costretto ad una convivenza infernale e pericolosa col matto liberato e rimandato a casa, dall’altro sarebbe bene chiedersi cosa sia veramente la pazzia, come si riveli, chi abbia il diritto di diagnosticarla. Perché ormai ci sono così tante e diverse opinioni su di essa (vedi il caso della Franzoni) che la psichiatria, cauta, parla solo più di “malattia mentale”, dalla quale deriva la famosa (parziale o totale, momentanea o definitiva) “incapacità di intendere e di volere” usata come presupposto di interdizioni, assoluzioni e internamenti.

Ma si fa presto a dire ‘malattia mentale’: intorno ad essa, intanto, esiste tutta una zona grigia fatta di depressioni, ossessioni, manìe, comportamenti schizoidi, che lasciano perplessi e indecisi. Poi, ai piedi della montagna dei matti, c’è il lago dei timidi, il fiume dei complessati, il bosco dei deboli di carattere, e in genere tutto l’immenso parco naturale dei plagiabili sul quale prosperano gli sciacalli.  Le Vanne Marchi d’ogni sorta, i guru, le mamme Ebe a caccia di eredità, i religiosi a pesca d’anime da avviare alle dimore celesti dopo averle alleggerite di quelle terrene, persino certi psicanalisti ‘illustri’ che sulle nevrosi ci piantano la vigna, e la coltivano per decenni.

Non è giusto che a stabilire chi è matto davvero siano gli stessi periti che in tribunale non riescono a mettersi d’accordo neppure sulla mamma di Cogne. O gli stessi psicologi che hanno tolto ai genitori adottivi la piccola Serena Cruz. Dire “il soggetto è pazzo” è una sentenza tragica, un marchio dalle conseguenze enormi. Troppe volte definiamo tale chi semplicemente si comporta secondo canoni diversi dai nostri. Troppe persone, nella storia, sono state internate sotto pressione di chi voleva carpirne il patrimonio, o i diritti, o i figli, o anche solo vendicarsi. Prima della legge Basaglia, i manicomi furono per secoli teatro di soprusi, maltrattamenti e negazioni dei diritti più elementari, ma anche dopo, quelli definiti “moderni”, non sono stati da meno. Aversa lo prova. C’è sempre un uccello padulo che vola (basso) sul nido del cuculo.

 

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Una risposta a Attenti all'uccello padulo

  1. Anonimo ha detto:

    Forse può esere una conferma a quanto dici nel tuo blog,un fatto accaduto una quarantina di anni fa. Un mio venditore ,che si era sbronzato ed aveva attaccato briga con un benzinaio, fu portato dalla polizia al manicomio di Alessandria.La prospettiva era di rimanere per un mese in quell’ambiente,come prescriveva la legge. Grazie alla gentilezza del Direttore, potei far visita al mio dipendente. La sbronza era passata ma un mese, in quell’ambiente allucinante, lo avrebbe distrutto. Il Direttore capì la situazione ed io potei riportare a Torino il mio venditore.
    Sancho

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