La polizza assicurativa

Otto persone sono finite in galera e altre 23 ai domiciliari nell’inchiesta della Procura di Perugia che il 28 maggio scorso aveva già emesso una quarantina di avvisi di garanzia a noti imprenditori umbri, 7 a funzionari ed uno all’assessore alla viabilità della Provincia di Perugia Fioriti (PD), coinvolti in una sorta di «comitato d’affari» per pilotare gli appalti stradali e di edilizia pubblica in genere. L’accusa è di associazione a delinquere, corruzione aggravata, turbativa d’asta aggravata, concussione, abuso d’ufficio, truffa aggravata e falso ideologico.

Alla faccia della “superiorità morale” della sinistra! Anche nella rossa Torino i ‘geo’ del Comune erano finiti al gabbio sei anni fa con accuse analoghe. Ricordo che il ‘city manager’ Vaciago (quello specchiato onestuomo processato per truffa durante le olimpiadi 2006) se ne uscì a manette calde con la frase «in fondo, con la miseria che guadagnano, si può capire…» che lì per lì sembrò solo un’uscita infelice, e che invece lui ribadì in una lettera aperta ai giornali. Una “esplicitazione di riflessioni” (i virgolettati sono parole sue) in cui scrisse che i commenti indignati della stampa e della gente, per lui, erano solo “chiacchiere inutili e strumentalizzazioni”, che la magistratura aveva agito “con brutalità” e che gli imprenditori che avevano cantato l’avevano fatto “per trarne benefici immediati e prospettici”. Erano degli infami, cioè. Praticamente delle spie al soldo degli inquirenti. Vaciago ebbe anche la faccia tosta di scrivere che la corruzione (“ove dimostrata”), traeva comunque origine da un “malessere” di cui le cause erano: paghe basse, poca carriera, capi inavvicinabili e troppo lavoro.

Ma quanto deve guadagnare un geometra del Comune perché si possa dirgli stop, da qui in su non puoi più farti corrompere? Poveri geo! Poveri Fantozzi sottopagati dei piani bassi, che devono ammazzarsi di lavoro (chiunque sia stato nel palazzo dell’assessorato all’edilizia in piazza S. Giovanni ricorda l’incredibile alacrità che vi regna: il bar è deserto, nessuno è fuori stanza, l’assenteismo è a zero, le telefonate e i discorsi riguardano solo il lavoro, ogni pratica viene svolta in un lampo, e la gentilezza di uscieri e funzionari verso il pubblico che bivacca in piedi nei corridoi è commovente…) mentre i Grand’Uff. Lup.Mann. strapagati dei piani alti si negano all’interfono e giocano tra loro a battaglia navale!

Sognavano la libera professione, i geo, ma la mammina li ha costretti al concorso. Dietro i seimila aspiranti che in media si disputano un posto da impiegato comunale ci sono sempre seimila madri tiranne, altrimenti il concorso andrebbe sicuramente deserto. E poi per cosa? Per ottenere un lavoro duro, con paghe da fame (poco più di un vile operaio, capite?), capi severissimi e il perenne terrore di perdere il posto se li accoppi. Perché se ti limiti a rubare o a farti corrompere nessuno ti rimuove, ma se ammazzi un superiore finisci per strada. Un rischio folle, contro il quale la bustarella rappresenta un polizza appena appena sufficiente. 

Addavenì Brunetta!

 

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