Il treno delle sette

Non credo all’infallibilità dei papi. La storia prova che anche loro, uomini come noi, hanno sbagliato spesso. Però li ascolto con rispetto, perché le persone più vicine a Dio (e quindi alla Verità) dovrebbero essere, secondo logica, i sacerdoti. Di tutte le religioni, naturalmente. Ricordo un articolo fra l’ammirato e lo stupito di Oriana Fallaci (atea ‘devota’, ma soprattutto antimusulmana) sul “vento spirituale” che aveva avvertito levarsi dagli universitari di Teheran chinati a terra durante la preghiera del Venerdì. E’ un fenomeno, questo, noto anche a chi ha visitato senza particolari motivazioni religiose luoghi sacri ai cattolici come Lourdes, o agli islamici come La Mecca, o agli indù come Prayag, dove milioni di pellegrini e santoni si recano ogni 4 anni per la Kumbha Mela, il grande bagno collettivo purificatore.

Ma anche in un semplice convento l’ospite laico che viva a lungo in modo pio fra monaci pii facilmente diventa pio, o almeno si comporta in quel luogo come tale, perché l’energia positiva di certi posti, riti e compagnie, è forte e permeante. Purtroppo questa medaglia, come tutte, ha il suo rovescio. Ed è che le religioni e le ideologie sono tutte assolutiste, per definizione. Hanno delle regole ineludibili. E tutte credono giuste solo le proprie, sforzandosi di convertire gli altri, gli “infedeli” al loro credo. Voler fare proseliti ad ogni costo, anche con la violenza e col plagio, è il loro grande baco.

I sommi capi religiosi si riservano di solito il diritto di riconoscere fra gli adepti chi è ortodosso. Ma chi detta le regole? Le grandi religioni hanno risolto il problema rifacendosi a testi che sostengono provenienti direttamente da Dio. Nel farli rispettare fanaticamente, però, ne fanno trasparire l’origine umana. I difetti che l’uomo ha in sé (egoismo, sete di potere, avidità, invidia, falsità…), hanno sempre finito per corrompere e deformare, nell’applicazione pratica, le più nobili teorie religiose e politiche. Bastino a provarlo due nomi: Torquemada e Stalin.

Meglio il relativismo, allora? Per me sì, ma ci sarebbe ancora una via di mezzo. La via di Ratzinger. Forte del Sommo Magistrato affidatogli, questo papa non fa concessioni sulle regole: prendere o lasciare. Ma non minaccia neanche ritorsioni. Si tiene in linea con la tradizione dei padri, ma è aperto al dialogo ecumenico. C’è un abisso fra la sua franca ed aperta severità pastorale e la posizione subdola di certe comunità-sette (molto più simili a scientology che ad un movimento cattolico) come i neo-catecumenali, chiusi verso l’esterno, ossessionati dal segreto, dediti al plagio e alle iniziazioni esoteriche. Non a caso Ratzi diffida del loro fanatismo e li fa tener d’occhio dalla Cei. Di Milinghi al Vaticano ne è bastato uno.

 

 

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Una risposta a Il treno delle sette

  1. jkjcjfcjuj ha detto:

    Your articles are so impressive that I can not forget it.

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