Da usare anche dopo morto

Scommettete che quando morirà Zavoli, coetaneo di Biagi, non saremo travolti da uno tsunami di cordoglio come quello che la sinistra ha orchestrato per monetizzare politicamente la morte del “proscritto di Sofia”? Eppure i due hanno molto, in comune. Zavoli è più radio e tv che carta (socialista come Enzo, fu presidente Rai per sei anni, poi fiutò il vento e riparò dai Ds, coi quali fu eletto senatore due volte), ma quanto a carta Biagi era imbattibile: giornali a parte (“è stato un buon cronista” scrive Aldo Grasso), scrisse 80 libri. Celiava (solo da vecchio, però) coi colleghi: “meno male che gli editori non sanno che scriverei anche gratis”. Non lo sapevano perché lui faceva di tutto perché pensassero il contrario. Sempre a caccia di “marchette” (in gergo: collaborazioni a spot per altre testate), Biagi si faceva pagare carissimo, e non avrebbe scritto gratis neanche il necrologio di un amico sul bollettino parrocchiale. 
Tutto Ok, per carità. A cominciare da Beppe Grillo, l’Italia è zeppa di compagni miliardari. Poi lui aveva anche il pedigree giusto, senza il quale uno della sua generazione avrebbe fatto poca strada in ambito artistico, letterario e culturale in genere: aveva fatto la resistenza. Nel dopoguerra era stato nella Fuci (Federazione Universitaria Cattolica: ho una sua foto con feluca goliardica in testa), ma quando si esordisce sul mercato delle penne è lecito spaziare. Il cantore delle toghe rosse Travaglio, per dire, si definisce ‘orfano di Biagi’, ma ha scritto per Giornale di Montanelli e per  Il Borghese di Feltri, prima di attraccare ai più sicuri moli rossi di Unità e Repubblica. 
Comunque Biagi non avrebbe avuto tutti questi onori se non fosse stato eletto dalle sinistre a prova vivente del “regime berlusconiano liberticida”, a vittima-simbolo (con Santoro e Luttazzi) del nano-duce che l’avrebbe “cacciato dalla Rai con editto bulgaro” (non è buffo che i rossi siano costretti a ricorrere, per dare l’idea di un atto brutalmente dittatoriale, all’aggettivo “bulgaro”, sapendo che la Bulgaria si guadagnò questa fama proprio sotto il regime comunista?). La verità è che: 1) Biagi aveva barato, ospitando a “Il fatto” (vigilia del voto 2001, campagna elettorale chiusa) il comico “organico” Benigni, facendogli fare un comizio di battute anti-Polo. 2) Berlusconi da Sofia si limitò a denunciare l’abuso. 3) Nessuno in Rai cacciò i tre “martiri”: ne sospesero solo i programmi, continuando a pagarli profumatamente. 4) Santoro e Biagi li ripresero quando Prodi tornò al governo, mentre Luttazzi (troppo inaffidabile come killer rosso) fu mollato al suo destino senza che nessuno, per lui, insorgesse. Detto ciò, riposa pure in pace, Enzo.

 

Advertisements
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

7 risposte a Da usare anche dopo morto

  1. Anonimo ha detto:

    Voglio ringraziarLa e complimentarmi per il suo articolo su Enzo Biagi….Una delle poche voci, la Sua, ‘fuori’ dal coro martirizzante di questi giorni.
    Saluti Dario Vallino dadokhonkaen@libero.it

  2. idaleejohnson ha detto:

    Your articles develop my mind. That is great!!

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...