La fragile coppa di cristallo

Se è vero che la vita continua anche “dopo”, che nulla si crea e nulla si distrugge, ma si trasforma solo in materie diverse ed energie nascoste in un universo parallelo, ignoto eppure prodigo di voci e di segnali, se è vero quel che nessuna religione, pur dandone una sua versione peculiare, nega come principio, se è vero quel che tutti abbiamo bisogno di sperare, se non di credere (parola grossa, credere…) per non temere troppo la nostra morte e lenire un po’ il dolore per quella di chi ci è caro, se è vero che lassù le anime buone hanno compiti precisi, fra cui l’accogliere chi arriva stupito, tolto anzitempo alla vita (e questo mio “anzitempo” odora d’uomo e di statistiche, ma se profumasse di Dio direbbe che nulla accade anzitempo, e ognuno vive o torna a vivere per il tempo assegnatogli), se è vero tutto ciò – pensavo leggendo di Diego, il 15enne ischitano impiccatosi nell’orto “perché deriso come secchione dai compagni” – spero che sia la mia Titti ad accoglierlo e confortarlo.
A lei riusciva bene, coi ragazzi, tanto che qui ha lasciato più rimpianto fra gli amici che fra le amiche, alla sua età già prese dai rituali della seduzione, dai trucchi della civetteria, dalle astuzie della competizione, dalle subdole tossine dell’invidia. Lei era timida, invece, ma allegra, sincera e goliardona (fra amici ruttava come un mozzo bretone, con grande scandalo di mia moglie e mie risate) ed era la confidente di tutti. Lei quindi sa che gli adolescenti sono luminosi, ma fragili come calici di cristallo, e si spezzano a volte sotto l’urto, l’acidità, l’eccessivo calore o il troppo gelo di quel liquido torbido e gorgogliante che si chiama vita, e che li riempie, vogliosi ed impauriti, di ora in ora.
Mi fermo sempre, di fronte al suicidio. Non offro oboli alla questua presuntiva e presuntuosa (ma anestetica, per chi la fa) dei perché. Per me non cè, un perché. C’è solo l’impercettibile cric di “quel” cristallo che scoppia seguendo i suoi misteriosi legami molecolari. A volte basta un suono, ad infrangerlo. Non c’è bisogno d’un colpo. Persino il cristallo infrangibile (antisfondamento, antincendio, antitutto) della teca della Sindone cedette alla mazza del pompiere, ma non alla sua forza (ne aveva respinta ben di più al collaudo), bensì alla martellata giusta. Quella vibrata “lì”. In quel nodo invisibile, in quel vuoto insospettabile, in quella cellula fragile che esiste in tutti i cristalli e in tutti noi. Compreso Diego.
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3 risposte a La fragile coppa di cristallo

  1. Pautasio ha detto:

    Sono commosso.

    Luca “Tritacazzus” Pautasso

  2. Anonimo ha detto:

    Di rado mi è capitato di leggere delle parole così belle sulla vita e sulla morte…Grazie.

  3. tweede ha detto:

    I am very envious of your blog.

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